PROMESSA DEL NUDO

Non so come venirti vicino
come amarti.

Toccarti forse solo di ciglia

farti aria, e compagnia fin quando desideri?

L’inverno 

è facile, lo so che poi viene, tutto pieno

di acerbo grano, il sole dei matti. 

Il nudo intero

da far invidia al mare di Venere

all’artista, che lascia attrezzi e piange

davanti a ciò che vede.

Ma qui c’è una stagione chiamata donna

bruna, di nuvole e serena la notte;

c’è una bocca, che ruba le ciliegie al silenzio

e il sonno a un uomo.
(Massimo Botturi)

Testo: Massimo Botturi

Foto mia (Stephy)

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RISING SUN

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Coi tuoi ci facevamo le funi per il sole
coi miei le accordature e le reti per i pesci.
Il tempo dei capelli nell’aria è ancora adesso
ho qui il gettone preso a bottega
ho qui le scarpe, tirate a lustro per la figura.
Ho qui del rosso, si chiama poi ti invito da me
vicino al cielo, al piano sette insieme ai colombi
al piano cinque, se proprio ti affatichi
e ti passa fantasia.
Ho qui una bicicletta colore della sera
un mandarino e il naso sott’acqua
ho qui una croce, sul petto dalla cresima
e nel cuore lupi e agnelli.

(Massimo Botturi)

Foto mia.
Parole di Massimo

I GIGANTI

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Di clown e saltimbanchi
fachiri e sputa fuoco;
sul  capo un drago fatto di luce
il padre mio, che forte come Ercole
mi ergeva sulle spalle.
Ed io come i giganti venivo
con la spada, il ramo di robinia ed il fiore sulla punta
a vincere paura e nottate, diavolacci
le ombre nel cortile di quando c’era vento.
Adesso l’orizzonte mi è chiaro, più vicino
ed io come i giganti mi chino a un vecchio uomo;
sul curvo dei suoi anni lo stesso fiore, il drago
ascolta, padre, qui sono i clown
le acrobazie, le bolle di sapone giganti
meraviglia!

(Massimo Botturi)

Foto mia.
Parole di

Massimo

LE ONDE

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Col mio fardello di femmina, col vento.
Col mio pezzetto di cuore e altro onore.
Con tutti gli anagrammi di sabbia
le fortune, che capitano sempre a quegli altri
col coraggio, di mettermi di fronte alla storia.
Col cappello, volato per mancanza di spine
unghie e denti; col mio felice passo di nuvola
da sola. Col mare che fatica di madre
spinge e sputa, nel suo fantasticare concreto
un mezzo sangue, cavalli grandi fatti di acqua.
Con la prora, il petto fatto cenere e carne
donna amata, e ripudiata mille e due volte
con il fuoco, la furia dentro i piedi ficcata
con la voglia, di averti anche se molto lontano.
Io, e le onde.

(Massimo Botturi)

Foto mia.
Versi di Massimo

STAIRWAY

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Non so se è capitato anche a te
ma te lo dico:
ho trattenuto il fiato e un po’ gli occhi
ho pianto dentro.
Ho dedicato salmi alle breccole di un fiume
ho predicato il vino e il martirio
ho anche esitato.
Poi come i pescatori di perle, sono sceso
in questo oceano luce riflessa
e ho udito i colpi
dei quindici tamburi ribelli
ho spinto forte, e dopo con le mani
son nato verso l’aria
verso il battezzo del nome tuo.
Lassù, in città
tra i suoi maratoneti e le librerie in danaro
all’inguine tra Viale Cavour e il tuo tresette
giocato dentro un Bar con qualcuno.
Forse è vero
che prima o poi si smettono i freni, le paure.
Non so se t’ho baciata o protetta
dillo tu.

(Massimo Botturi)

Foto mia
Parole di Massimo

IL PONTILE

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Talvolta era una nuvola bassa a far cappello
la voglia che prendeva di leccalecca e sole
di primavera un giorno in anticipo, e restare.
Questo pontile è l’arco di Ulisse
non lo vedi? dodici scuri fanno da altare
e io lo tendo
come un lenzuolo messo
domenica, pulito
dopo l’amore tragico e bianco, dopo gli anni
e tutti quei pescetti veduti, se un po’ sporti
ci si metteva a capo del mondo.
Eccone uno! la sagoma
pareva una cento lire persa
la piroetta o due, poi finita
non il mare, più fondo del cilindro del mago
più del labbro, col quale
chiedevamo perdono al dio del tempo.
Così saremmo apparsi anni dopo
io e te ancora;
tra bancarelle in dolci e lupini, e le parole
chilometri di libri distesi a ‘sto bel vento;
l’odore di vernice alle barche
il tuo d’infanzia.

(Massimo Botturi)

Foto mia.
Parole di Massimo.

DALLE STAZIONI AL MARE (Titolo cit. Avion Travel)

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Non tutte le stazioni hanno volti magri, e addii
vetrate ottocentesche,
piccioni, e rubacuori.
Non tutte le colonne hanno in sé la perfezione
la geometria testona di scienza, l’ossatura
più fredda dell’inverno europeo.
Voglio pensarla, la mia, se sto con te
agli alberi di mele di zio, sbilenchi, si
sgambati come ai fossi le pertiche, su al Dos
quel posto di campagna nella periferia
dove ballavi fino al mattino.
Sono qui, con l’occhio più simmetrico e facile
su te, che fazzoletto in mano saluti quelli là;
son qui come Maciste più debole di un Re
le mani sopra il marmo sbeccato
l’aria blu
che quando passa il treno è un’elettrica magia.
Siam qui come al teatro degli ultimi, io e te
poltrone fatte sasso e biglietti per Milan
lo so, c’è niente mare, ma è nella bocca tua
che trovo tutto il sale e un ventaglio
pensa te!

(Massimo Botturi)

Foto mia.
Parole di Massimo

LETTERE D’AVORIO

 

La luce dava un poco sull’ocra, come il fumo.
La polvere negli angoli di quella vecchia casa
cresceva come l’edera a notte, silenziosa
faceva mano morta con tutte le sue storie
battute come i piedi di mamma sul telaio,
la macchina per fare su i soldi a fine mese.
Sono i particolari, diceva, i più importanti
dettagli fatti al tornio, le lettere d’avorio
calzate come anelli da sposa ad ogni dito;
chirurgiche ed arcuate come le cattedrali.
Le lettere cresciute su labbro e poi sputate
quelle pensate e un poco proibite, quelle andate
versate nell’orecchio mentre ti prende il gusto
di fare lo scrittore sul bianco dei tuoi anni
su quelle righe a capo, tra i seni e l’acqua viva.

(Massimo Botturi)

Foto mia.
Parole di Massimo.